Nel 2 a.C. l'imperatore Augusto, ufficialmente per condotta immorale, in realtà — secondo molti storici — per ragioni dinastiche, esilia la figlia Giulia Maggiore sull'isola di Pandataria, l'attuale Ventotene. Vi morirà di stenti dopo sedici anni.
Pochi anni dopo, sotto Tiberio, anche Agrippina Maggiore, nipote di Augusto e madre di Caligola, viene esiliata sulla stessa isola, e poi su Ponza (allora Pontia). È l'inizio di una tradizione: per quasi due millenni l'arcipelago pontino sarà luogo di confino per donne e uomini scomodi al potere romano.
Su Ponza vivranno in esilio Nerone Cesare (figlio di Germanico), Flavia Domitilla (nipote di Domiziano, condannata per cristianesimo), e — secondo la tradizione — papa Silverio, deposto da Belisario nel 537.
L'esilio borbonico nel Settecento e quello fascista nel Novecento si innestano su questa lunghissima storia: Ponza è isola al margine, e il margine è il luogo dove si manda chi non si vuole più sentire.
Ultima revisione: 2026-05-02


